venerdì 26 ottobre 2007

Tanto trambusto per nulla!!

Legge sull’editoria: blogger pronti a trasferirsi all'estero

Pubblicato il 24/10/2007
Il tam tam della Rete è partito dal blog Beppegrillo.it il 19 ottobre ’07. Il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, dichiara che il disegno di legge sull'editoria va corretto perchè la norma sulla registrazione dei siti internet non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive.

Il tam tam della Rete contro il disegno di legge sull’editoria approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 ottobre ‘07 è partito dal blog Beppegrillo.it. Lo scorso 19 ottobre è stato, infatti, pubblicato un post da Beppe Grillo - nella foto - in cui affermava che «Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. (…) Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo. La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video. L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete. Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog? La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% chiuderebbe. Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura. Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. (…) Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia».
Questo testo ha fatto partire l’allarme tra i blogger italiani che si sono subito dichiarati pronti a trasferire i loro contenuti su server situati in Paesi con regole meno severe, tanto che la risposta del Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, è arrivata il giorno dopo. Dal suo sito, infatti, si legge «L’allarme lanciato da Beppe Grillo e ripreso da molti commenti al mio blog è giustificato: il disegno di legge sull’editoria, proposto dalla Presidenza del Consiglio e approvato una settimana fa in Consiglio dei Ministri, va corretto perchè la norma sulla registrazione dei siti internet non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive. Naturalmente, mi prendo la mia parte di responsabilità - come ha fatto anche il collega Di Pietro nel suo blog - per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri. Pensavo che la nuova legge sull’editoria confermasse semplicemente le norme esistenti, che da sei anni prevedono sì una registrazione ma soltanto per un ristretto numero di testate giornalistiche on line, caratterizzate da periodicità, per avere accesso ai contributi della legge sull’editoria. Va bene applicare anche ai giornali on-line le norme in vigore per i giornali, ma sarebbe un grave errore estenderle a siti e blog. Ho sempre sostenuto questa tesi, sia in parlamento che nei dibattiti pubblici (anche martedi scorso, rispondendo a una domanda di Fiorello Cortiana). Il testo, invece, è troppo vago sul punto e autorizza interpretazioni estensive che alla fine potrebbero limitare l’attività di molti siti e blog. Meglio, molto meglio lasciare le regole attuali che in fondo su questo punto hanno funzionato. Riconosciuto l’errore, si tratta ora di correggerlo. E sono convinto che sarà lo stesso sottosegretario alla Presidenza Levi a volerlo fare».
Contrario a questo disegno di legge sull’editoria è anche il commissario dell’AGACOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), Nicola D’Angelo, che ha affermato: «Comprendo l’esigenza di garanzia che ha mosso il governo a proporre questa norma, ma penso che non possa tradursi nell’imposizione di procedure burocratiche per l’apertura dei blog. Il grande valore della rete consiste nel fatto che è aperta, pluralista e gratuita nella fruizione: è giusto che chi la usa rispetti la legge, ma bisogna evitare regole che restringano le caratteristiche di apertura e libertà che la rete consente a chi la vuole utilizzare».
Cerca di rassicurare i blogger anche lo stesso Levi, specificando che «le norme si rivolgono non a ragazzi che realizzano blog ma a chi crea su Internet un vero e proprio prodotto editoriale».
In conclusione, tanto rumore per nulla o se nessuno avesse lanciato l’allarme ... ?

Articolo pubblicato il 24/10/2007 sul sito http://guide.dada.net/giornalismo/interventi/2007/10/311164.shtml

Di Simona Petaccia

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